In ogni frazione di montagna vivevano personaggi caratteristici: ad esempio a Cantalena c’era Cesare Miniati detto Cesaron de Cantalena nato alla fine dell’ottocento che era conosciuto in paese come un donnaiolo e magari alcune anziane donne si prestavano in cambio di una fascina di legne. Cesaron de Cantalena tutte le mattine andava in paese con due fascine di legna: una per mangiare qualcosa, una per fare all’amore.
Cesarone era un particolare personaggio sia nel parlare che nel vestire, infatti sia in estate che in inverno portava sempre le stesse scarpe e gli stessi indumenti personali; per quei tempi era un grande parlatore spece quando vedeva una bella donna si faceva come un gallo quando girondola intorno alle galline e si struscia in terra. Nonostante i vizi era un uomo generoso e quello che aveva non era il suo ma di tutti; Cesaron de Cantalena era un comico nel parlare specie quando incontrava una persona che non aveva mai visto, lui faceva subito una grande amicizia raccontando tante baggianate di poca sostanza ed infatti bisognava fare una grossa riduzione dei suoi racconti. Siccome io, Alberto Bruni, stavo a Belvedere, posto non molto distante da Cantalena, lo vedevo tutte le mattine con il suo somarino che era poco più grande di una capra che portava in paese Cesaron ed al ritorno caricava il padrone: lui alla stessa ora sbucava dalla collina chiamata Col de Forche nel versante della Val di Chio e questo somarino come vedeva la valle faceva una lunga ragliata che rintronava in tutta la vallata. La cosa strana era che il somarino ragliava esattamente sempre alla stessa ora e sempre nello stesso posto, in poche parole era come un treno che prima di arrivare alla stazione pronunciava il suo arrivo e così faceva il somaro di Cesaron de Cantalena. Noi ragazzi durante la sera quasi sempre si pascolava le pecore e i maiali in queste colline dove c’era una stradina che collegava il paese di Cantalena a Sant’Edgidio ed a Cortona. La sera noi aspettavamo sempre Cesaron de Cantalena che tornava dal paese perché eravamo curiosi di vedere un grande uomo a cavallo di un piccolo somaro che mentre camminava trascinava le scarpe per terra ed essendo generoso a noi ragazzi regalava qualche volta una caramella; una volta Casarone prendendo una scorciatoia per arrivare prima a casa prese un viottolo stretto fra il bosco in discesa trascinando quelle enormi scarpe, le stesse imbullettate sia in estate che in inverno, inciampò in una grossa pietra ruzzolando lui e il somaro in una grossa macchia di spini che poi lui, incastrato sotto il somaro dentro la spinaia, chiedeva aiuto e noi ragazzi, dopo aver riso così tanto, si riuscì a rovesciare il somaro in basso per liberare Cesaron de Cantalena tutto graffiato dai spini che noi ragazzi non si poteva stare senza ridere anche perché il suo moccolo era pendindio …… pendindio …… pendindio …… Tutti lo chiamavano così perché era abbastanza grande e lo strano orologio col raglio del somaro andò avanti per alcune decine di anni ed il povero somaro, a cui veniva dato poco da mangiare doveva stare tutto il giorno chiuso in una piccola stalla in paese.
Dopo anni di stento il povero somaro un giorno morì ed allora Cesaron si disperava con alcune persone a cui raccontava la morte del povero animale con il quale non avrebbe potuto più portare le fascine alle amanti o andare in paese, ma si spassionata così tanto perché diceva con tutti: “ ho tribolato così tanto per avezzarlo senza mangiare e ora che ce l’avevo quasi fatta mè voluto morire”, questo il più grande dispiacere che ebbe Cesaron de Cantalena detto il donnaiolo. Dopo qualche anno anche Cesarone morì e fu sepolto nel cimitero di Castiglion Fiorentino assieme alle sue amanti che si erano prestate per una fascina di legna o per una manciata di castagne secche o per un po’ di carbone e carbonella: queste anziane volevano bene al famoso Cesaron di Cantalena, l’uomo dalla bocca tonda, per prestarsi così poco?