Mio nonno, Bruni Vincenzo, nato nel 1863 ed il nonno Giovacchino nato nel 1881 a noi ragazzi, intorno agli anni ’40 raccontavano come avevano vissuto ai loro tempi. Nelle lunghe serate invernali dopo cena si radunavano alcuni amici giovani ed anziani nelle case contadine di famiglie numerose dove vi erano grandi cucine con grandi focolari e si stava tutti seduti intorno al grande fuoco sia i grandi che i piccoli. Si stava in attesa che le persone più anziane raccontassero le avventure del passato, a quei tempi non c’era nemmeno la televisione, la scuola non era obbligatoria ed allora studiavano solo i figli dei padroni, noi figli di contadini mandavamo a pascolo le pecore e i maiali ed a mano mano che crescevamo, ci trovavano lavori sempre più pesanti: andare a vangare i filari di vite o gli oliveti o i campi, oppure andare a zappare le bietole o il granturco, raccogliere l’uva o le olive, potare le viti e gli olivi, portare il concio della concimaia con la barella a mano, portare il concio alle piante, portare il buttino dandone un coppone ad ogni pianta e così via. I bambini anche se non venivano mandati a scuola volevano sapere cosa succedeva nel momento attuale e anche nel passato. Pensate quanta intelligenza è stata sepolta sotto le zolle! Pensate quante persone innocenti hanno sofferto in un regime durato venti secoli! Intorno al fuoco gli anziani raccontavano di tanta miseria e fame, della prima guerra mondiale dove avevano dormito sotto la neve per anni ed anni senza saper notizia della famiglia e senza mangiare e sotto il fuoco del nemico, pieni di pulci e di pidocchi e che poi ne tornavano pochissimi. Noi ragazzi, seduti in cerchio con il naso in su ascoltavamo queste sincere parole uscite da persone che avevano sofferto di tutto: freddo, fame ed ingiustizia. Come mai, pensavamo, il mondo è cambiato così poco? Noi eravamo curiosi e volevamo sapere tutto, adesso io, Alberto Bruni, da qualche anno sono stato chiamato dagli insegnanti delle scuole elementari castiglionesi come nonno Alberto per raccontare come vivevano gli anziani circa 60 anni fa, sia i contadini che gli altri, in case coloniche o no, senza servizi, senza acqua in casa nè bagno né riscaldamenti, case diroccate dove entrava vento, neve ed acqua da tutte le parti tentando di sopravvivere.
Io devo raccontare la pura verità e quando apro la porta delle classi i bambini si alzano in piedi e strillano dalla gioia della mia presenza anche perché ben preparati dalle insegnanti, io cerco di raccontare la verità e non le favole o come leggono nei libri o nelle riviste cose non vere. A noi bambini ci raccontavano favole che hanno lasciato il segno nelle persone per tutta la vita come è capitato a me ed a altri che non avevano studiato, non essendo all’epoca la scuola obbligatoria, ed ecco ancora mi chiedo di nuovo: perché tanta intelligenza è rimasta sotto la zolla? Quindi fino a che potrò cercherò di scrivere e raccontare avventure del tempo che fù.